“C’è poco osso” è una frase che molti pazienti si sentono dire dopo una radiografia. Può creare l’impressione che l’unica soluzione sia un lungo percorso di ricostruzione oppure che non sia possibile inserire impianti. In realtà, la quantità di osso è solo uno degli elementi della diagnosi. Sede, qualità e forma dell’osso, posizione del seno mascellare o del nervo, condizioni gengivali, salute generale, tipo di protesi e carichi masticatori contribuiscono alla scelta.
Perché l’osso può essere ridotto
Dopo la perdita di un dente, l’osso che lo circondava tende a modificarsi nel tempo. Anche parodontite, infezioni, traumi e caratteristiche anatomiche possono ridurre il volume disponibile.
Nelle zone posteriori del mascellare superiore l’altezza ossea può essere limitata dalla vicinanza del seno mascellare. Nella mandibola deve essere considerata la posizione del nervo. Una radiografia panoramica può dare una prima indicazione, ma non sempre basta; quando necessario, un esame tridimensionale permette di valutare con maggiore precisione anatomia e spazi disponibili.
Il percorso con ricostruzione ossea
Quando il volume non consente di posizionare l’impianto nella posizione prevista, può essere proposta una procedura di aumento osseo. In base al difetto, il percorso può comprendere innesto, periodo di guarigione, inserimento dell’impianto e successiva protesi. In casi selezionati può essere indicata anche la gestione dei tessuti gengivali.
Queste procedure hanno indicazioni consolidate, ma comportano tempi, costi e invasività che devono essere spiegati. Non sono necessarie in modo automatico ogni volta che l’osso è ridotto; la ricostruzione deve avere un obiettivo clinico preciso e un beneficio atteso proporzionato.
Che cosa sono gli impianti corti
Gli impianti corti utilizzano l’osso disponibile cercando di evitare strutture anatomiche delicate o alcune procedure ricostruttive. Nei documenti di consenso vengono spesso considerati corti gli impianti lunghi 6 millimetri o meno.
Le evidenze disponibili, soprattutto per impianti di circa 5 o 6 millimetri, indicano che possono rappresentare un’opzione valida in pazienti e sedi selezionati. La scelta richiede però una progettazione protesica attenta, stabilità adeguata, condizioni biologiche favorevoli e un programma di mantenimento. Corto non significa più semplice in assoluto né adatto a tutti.
Gli impianti ultracorti da 3 millimetri
Un impianto lungo 3 millimetri è una soluzione molto diversa da uno di 6 millimetri. Le evidenze raccolte sugli impianti corti non possono essere trasferite automaticamente a lunghezze così ridotte.
Il gruppo di ricerca del Dott. Niccolò Giuseppe Armogida ha presentato a Lisbona risultati clinici e radiografici a tre anni relativi a impianti ultracorti da 3 millimetri nella zona posteriore del mascellare atrofico.
Questo lavoro non dimostra che ogni paziente con poco osso possa evitare una ricostruzione ossea. Indica piuttosto che, in condizioni precise, la strategia può meritare una valutazione clinica e ulteriori studi. La selezione per la Robert Frank Award Competition e il Travel Grant sono riconoscimenti distinti e non devono essere presentati come prova di efficacia o superiorità.
Come si sceglie tra innesto e impianto corto
Non esiste una soluzione migliore in assoluto. La decisione considera anatomia, posizione del futuro dente, salute di gengiva e parodonto, fattori di rischio, progetto protesico, mantenimento e preferenze informate del paziente.
In alcuni casi un impianto corto può ridurre o evitare determinate ricostruzioni; in altri l’innesto o una diversa soluzione protesica restano più appropriati. La visita serve a confrontare alternative reali.
Tempi e costi sono sempre inferiori?
Evitare una fase chirurgica può rendere il percorso più breve e meno oneroso, ma non lo si può promettere prima della diagnosi. Il beneficio va valutato insieme alla prevedibilità clinica, non soltanto contando gli interventi.
Domande frequenti
Se ho poco osso devo sempre fare un innesto?
No. In casi selezionati si possono valutare impianti corti, modifiche protesiche o altre soluzioni.
Un impianto corto dura meno?
Non dipende dalla sola lunghezza: contano selezione, progetto, igiene, rischi e controlli.
Gli impianti da 3 millimetri sono già una soluzione standard?
No. I dati sono ancora limitati e richiedono indicazioni precise e limiti spiegati con trasparenza.
Una visita può garantire che eviterò l’innesto?
No. Serve a confrontare benefici e rischi delle opzioni nel caso specifico.
Conclusione
La frase “poco osso” non contiene già la terapia. Diagnosi, progetto protesico ed evidenze permettono di scegliere in modo proporzionato tra ricostruzione, impianto corto o altre soluzioni.
Se ti è stato detto che hai poco osso e che potrebbero servire più interventi, una valutazione implantare può chiarire quali opzioni siano appropriate nel tuo caso presso lo Studio Medico Armogida e Raulo a Napoli, Vomero, in via Francesco Netti 9.
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